Carnevale di Venezia 2017

Foto di Alain Trinckvel, Paul-Jean Marchand, Olivier Anceau, Jean-Luc Bodin, Pierre Empireart, Alessandra Linda, la Fata Trilli, François Fasnibay.

Parafrasando qualcuno : il carnevale di Venezia non si parla, si fa. Ed è già tanto. Forse per questo desidero fare uno sforzo inutile (come tutti i miei sforzi lo sono, per principio) e parlarne un poco.

il Carnevale del 2017

Chi mi conosce bene, sa quanto la mia vita sia legata a questa eccentrica festività. E chi dirà che tutta la mia vita è un carnevale mi conosce meglio ancora, dacché ultimamente andavo a Venezia solo per… riposarmi.
Questo Carnevale è stato per me il decimo, ed è stato uno dei più belli che ho mai avuto fin’ora. Dieci anni fa incontravo mia moglie a Venezia, e quest’anno abbiamo deciso di festeggiare quest’incontro con tutti quegli amici che furono, chi più e chi meno da vicino, testimoni della nostra unione non proprio ortodossa. In un grande appartamento affittato apposta per l’occasione abbiamo celebrato con un tema particolarmente divertente : una soirée en travesti XVIIIesimo secolo. Ovvero, dame vestite da cavalieri e cavalieri vestiti come dame.

Ma questa non fu che una delle molte feste cui si partecipa durante la famigerata settimana.

Quest’anno abbiamo avuto i Sette peccati capitali, Montezuma contro Cortés, la suddetta festa dal titolo “Lo Chevalier d’Eon riceve”, Opere di Mozart, le Carte da gioco, e un ultimo ricevimento senza tema prima del mercoledì delle Ceneri. L’ultimo giorno infatti è riservato alla contrizione, al lutto, al pentimento : si va al ristorante in civile a bere prosecco e mangiare riso alle seppie vestiti di nero, sperando in una remissione parziale dei peccati d’ogni forma e dimensione commessi durante la settimana.

Venezia senza veneziani

I veneziani partecipano sempre meno, purtroppo (o per fortuna?), la maggior parte degli anfitrioni e degli invitati essendo francese. Molti parigini, ça va sans dire, e non solo. Il gruppo degli americani è sempre più nutrito, senza contare tedeschi e spagnoli.
La piazza San Marco, generalmente teatro di un “carnevale di piazza” popolare tra i turisti e gli amanti dello spettacolo, non è stata animata per nulla quest’anno, come se il comune della città volesse scoraggiare gli astanti. Ma perché i veneziani hanno smesso le festività, perché hanno appeso la maschera al chiodo ? Mistero. Molti di loro, campanilisti e xenofobi come solo i veneti possono esserlo (quindi in maniera piuttosto virulenta e naif, in genere) hanno preso forse fin da subito a detestare una festa che attirava fin troppi stranieri (certo, non avevano la stessa idea quando gente come Grace Jones e David Bowie venivano a bere prosecco al Florian vent’anni fa). Una conoscente, jadis figura di spicco delle feste veneziane, ha recentemente affermato che se ne aveva abbastanza degli stranieri al Carnevale, e che bisognava restituire la festa ai veneziani. Peccato che lei sia svizzera e che le sue serate, oramai, raggiungano prezzi di partecipazione che nessun veneziano potrebbe permettersi o quasi.

 

 

Piaccia o meno, i francesi sono oramai diventati la spina dorsale del Carnevale di Venezia : molte delle feste private più belle sono organizzate da parigini, e più della metà delle maschere che animano (e spendono quei quattrini tanto amati nel capolouogo veneto) il Florian all’ora dell’aperitivo parlano la perfida lingua d’oltralpe.
E perché no ?

In un’Italia ignorante che non crede più molto in sé stessa, che si prende sul serio quando invece dovrebbe ridere (che è poi la cosa che sappiamo fare meglio), il Carnevale non poteva che essere vissuto proprio da una folla di stranieri – un cosmopolitismo che, a ben vedere, è sempre stato tipicamente veneziano come il Bellini e il fegato alle cipolle – capace di farlo vivere con tutta l’insuciance e la passione di cui è capace.

Fiera disinformazione

Due anni fa scrissi un pezzo per una rivista di lusso e piaceri maschili francese, Dandy Magazine : il direttore mi aveva chiesto di essere l’occhio e l’orecchio delle serate particolari, delle feste private, dei party più esclusivi : quelli cui per partecipare ci vuole un invito, e non un biglietto democraticamente venduto a cifre faraoniche. L’articolo ebbe molto successo e lo si trova perfino on-line.
Ed ecco che, all’areoporto Marco Polo in partenza per Parigi acquisto una rivista equivalente italiana. E che cosa trovo ? L’unico articolo dedicato alla festività veneziana è un trafiletto dedicato al Ballo del Doge (biglietti in vendita a partire da 1000 euro a oltre 3000 euro), simbolo di quel Carnevale cheap e becero che non rappresenta più nessuno se non i « fortunati » parecipanti, in brutti costumi di fattura mediocre e parrucche di nylon senza bellezza quanto i loro proprietari sono senza passione.
Non è sorprendente per una rivista i cui « giornalisti » fuggono i social media come la peste. Un peccato davvero : forse dovrebbero imparare dai francesi e lasciarsi andare alla trivialità. Che fa bene a tutti di tanto in tanto.



Qualche bel ritratto scattato da François Fasnibay:

#carnevale#Settecento#venezia#XVIIIsecolo

Comments

  1. Rossana Cinel Grosso - 11 marzo 2017 @ 14 h 44 min

    Caro Massimiliano,
    mi chiamo Rossana,ci siamo incrociati a qualche festa e probabilmente al Florian perché la maggior parte delle persone che frequenti sono le stesse che frequento io, ma non credo abbiamo mai avuto occasione di presentarci. Da Veneta e Italiana, dovrei sentirmi un po’ piccata per alcune tue affermazioni. In realtà mi trovo nella scomoda posizione di darti ragione quasi su tutto. Io iniziato a vivere il carnevale di Venezia nei primi anni ’80 quando è stato riscoperto. A quel’ epoca studiavo lingue e letterature straniere all’ Università di Ca’ Foscari e vivevo a Venezia. Poi per molti anni ho vissuto all’ estero e mi sono allontanata da Venezia e dal carnevale. Rientrata in Italia, mi sono rituffata nel carnevale e negli anni ho fatto nuove amicizie e goduto delle gioie, per chi le vuole e sa cogliere, del carnevale. Sono molto delusa dalla gestione che la città di Venezia ha del carnevale. Il non saperne cogliere l’ essenza direi che è veramente deprecabile. Come avere un diamante grezzo fra le mani e tirarlo fra i sassi invece di farlo brillare in tutto il suo splendore. Negli anni ’80 quasi tutti indossavano un costume, e consideriamo che, allora, era molto più complicato di adesso reperire i materiali per farli o trovare dei bei costumi dato che stavano appena nascendo molti nuovi atelier e c’erano solo i pochi storici che esistevano da sempre. Era un carnevale di piazza, più spontaneo e dove la gente si ritrovava per il piacere di condividere momenti di allegria e amicizia. Nel tempo, lo stesso comune di Venezia, lo ha reso sempre più commerciale e “cheap”. Transennano la piazza, rendendola impraticabile, e creano quei palchi monumentali che poi non interessano a nessuno perché non succede nulla di interessante. Risultato? Vedo Venezia invasa da gente non in costume a cui sento dire” andiamo a Venezia a vedere le maschere”. Come se noi, che amiamo i costumi, le parrucche e tutto il resto, fossimo dei manichini messi in mostra. Per forza ci rifugiamo al Florian o frequentiamo le feste più o meno private! Quali sono le altre alternative? Non ce ne sono, ahimè. I veneziani si ritirano perché si sentono invasi da un brutto pubblico che viene a vedere, e non a vivere, il carnevale. Carnevale ormai fatto per la maggior parte da gente che non si veste, che sporca e non apporta nulla alla città. Non dovrebbero prendersela con il carnevale ma da chi non sa gestirlo! E’ triste per me fare queste considerazioni, visto che vivo a 50 km da Venezia, sono Veneta ed Italiana. La realtà è che ci siamo lasciati scippare il carnevale da chi sa viverlo meglio per cui lamentarsi ora è tardi e ridicolo. La stampa non aiuta di sicuro, visto che parla solo delle feste a prezzi esorbitanti ( non cito chi tu hai già citato) ma non racconta che molta gente si ritrova anche dopo l’ aperitivo, in trattoria, in costume, e si diverte molto di più insieme agli amici…Fa credere al mondo che il carnevale è un evento elitario per pochi e quindi non accessibile ai più. Dalla volutamente cattiva informazione la gente si è fatta un’ idea distorta del carnevale di Venezia. Sono convinta che la maggior parte delle persone che conosco dove vivo, pensino che sono come minimo stravagante, se non un po’ matta, a mettermi in costume. Vedono le mie foto su FB e non voglio neanche pensare ai commenti… Posso dire: e chi se ne frega! Non sanno cosa si perdono e non sanno cogliere la parte ironica e divertente della vita.
    Al prossimo carnevale
    Rossana Cinel Grosso

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