David Hamilton l’oscuro

 

Ieri mattina ho incontrato, per le scale del palazzo in cui abito, la mia vicina. Casalinga di un’età indefinita variabile, secondo i giorni, tra 45 e 70 anni, la vicina paga le tasse regolarmente, pensa che lo Stato faccia del suo meglio, che i figli dei ricchi spendano troppo, e che l’arte sta bene ma non è roba seria.
Era il giorno del suicidio di David Hamilton. La vicina, la quale non aveva evidentemente mai visto il lavoro del fotografo accusato recentemente di pedofilia, non aveva sentito che degli echi attraverso la televisione (che divora con gusto ogni giorno). Per lei è evidente che quelle ragazze, nelle foto, soffrono. Non hanno forse l’aria triste ? Hamilton, un vecchio schifoso che divenne fotografo dell’innocenza e dei primi turbamenti sentimentali dei giovani solo per poter andare a letto con queste ragazzine di 12, 13 anni…
La vicina ignora tutto dell’uomo, un vecchio signore inglese abbigliato come i dandy cattivi dei film americani.
Aveva tutto per spiacerle : si vestiva troppo bene per non avere qualcosa da nascondere ; era troppo vecchio e, anche se all’epoca dei fatti doveva avere appena una quarantina d’anni, ella se lo figura con la sua faccia attuale, quella di un vecchio di ottanta. Visualizza allora il vecchio libidinoso accarezzare con delizia quegli angeli delicati… ; era un artista riconosciuto e apprezzato, con un mercato fatto da galleristi e collezionisti che l’avevano reso ricco ; faceva parte di quel « mondo dell’arte » dove il denaro scorre a fiumi e nel quale i media non osano ficcare il naso per paura di non capirci nulla ; infine, era inglese.

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Tuttavia, se le avessi mostrato delle foto di Hamilton prima che lo scandalo scoppiasse, le avrebbe sicuramente trovate molto belle. Non avrebbe nemmeno notato che, invero, ve ne sono alcune che oscillano verso il kitsch. Queste foto raccontano di un’infanzia perduta, di ua femminilità sbocciante, dei primi desideri sensuali ancora concepiti come qualcosa di innocente, conturbante, gioioso. Queste ragazzine si interrogano allo specchio : « Che cosa diverrò ? », un sentimento che abbiamo provato tutti agli albori dell’adolescenza, ma al quale le ragazze sono forse più sensibili dei ragazzi, essendo obbligate a cancellare o cambiare i loro sogni d’infanzia in maniera assai più brutale. Hamilton, affascinato dalla bellezza delle sue modelle, seppe ritrarle con una tecnica eccellente, che ha fatto scuola e che vanta, ancora oggi, molti imitatori.
Queste ragazze non esistono quasi più : se l’universo di Hamilton è romantico, a volte camp, resta un mondo autentico anche se oramai inattuale. La società è cambiata, le giovani ragazze sanno già come si fa l’amore a un uomo, e sono più informate sui tristi desideri di uno pseudo-Hamilton, sebbene la cosa non cambi i fatti. Le sue foto non sono documentazioni dei suoi stupri, ma di una certa maniera di guardare il mondo che è probabilmente destinata a sparire per sempre.
È terrificante immaginarsi ciò che in tutta evidenza questo signore faceva con alcune delle sue modelle. Ma non amo di meno le sue fotografie. Distinguere il mostro dall’artista è possibile, a mio avviso. La storia dell’arte e della cultura in genere, purtroppo, è piena di casi come questo. Ci è difficile accettare, o almeno capire, che a volte è il Male ad ispirare le belle opere d’arte. Le foto di Hamilton non dovrebbero esser considerate come le semplici testimonianze della brutalità di un uomo : sarebbe questa una maniera di fare che porta al moralismo gratuito e incoraggia l’ignoranza della mia vicina.

 

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Possiamo anche considerare che, negli anni Settanta, quelle cose sembravano scandalizzare molto meno di oggi… Le ricerche sulla sessualità condotte in quel decennio sono state sconvolgenti, e hanno dato il via a delle maniere di pensare il sesso che sono assai lontane dalla nostra mentalità attuale, molto più equilibrata – anche se a volte puritana e negazionista. La rivoluzione sessuale non aveva abituato la gente a delle idee che oggi troviamo rivoltanti; ma aveva incoraggiato certe persone a sviluppare una loro coté oscura che poteva svilupparsi con agio, in nome di questa nuova libertà d’espressione che non si arrivava ancora a gestire per bene.
Proprio in quel periodo Irina Ionesco fotografava sua figlia, giovanissima, facendola diventare (suo malgrado?) una celebrità. Allo stesso modo, si producevano film come Pretty Baby e altri ancora (Lolita non era lontano)…Klaus Kinski abusava della figlioletta Pola e si comportava violentemente con Natassja : quest’ultima ha recentemente denunciato il padre (morto tuttavia nel 1991) d’averla sempre « troppo toccata », sebbene non si fosse sentita disturbata nell’interpetare la protagonista di un film come Tess (1979), che tratta il problema dello stupro in una maniera piuttosto disturbante per i canoni attuali. Il regista, Roman Polanski, aveva violentato nel 1977 una ragazza di 13 anni la quale, trentacinque anni dopo, denunciava l’artista d’abusi sessuali, perdonandolo (ciò nonostante Polanski vive in Svizzera perché ricercato dall’Interpol). Abusare di un minore è, da un punto di vista giuridico, qualcosa di molto delicato a definire, specie quando il minore è in età adolescente… Ma questo, i violentatori impenitenti lo sanno fin troppo bene.

 

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E tuttavia, io continuo ad amare le foto di David Hamilton. Creare la bellezza causando allo stesso tempo il male è qualcosa che disturba, giustamente, una società che guarda all’opera d’arte come lo facevano già gli antichi : il bello esteriore esprime il bene interiore, la bruttezza rappresenta il male. Peccato che non sia sempre vero, e Hamilton ne è la più triste prova. Il vero problema è dunque d’ordine morale, ma non artistico. Poiché l’arte di Hamilton non dovrebbe venir sporcata dalla sua tenuta immorale. Creare la bellezza attraverso il male non rende tuttavia questo male positivo, necessario o perdonabile ! Il male è stato fatto e avrebbe dovuto essere punito (Hamilton lo sapeva bene, forse per questo si è tolto la vita), ma il male fatto non dovrebbe togliere il riconoscimento della bellezza che ne è il prodotto visibile.
Oscar Wilde disse : « Non esistono libri morali o immorali. Ci sono solo libri scritti bene o libri scritti male – questo è tutto ». Lo disse il giorno del suo processo, dove il suo
Dorian Gray veniva accusato d’essere un romanzo immorale (nello specifico, a carattere omosessuale). Non mi sento capace di dire che le foto di Hamilton siano immorali – non quelle che conosciamo, perlomeno – ma mi sento pronto a scrivere che Hamilton, l’uomo, lo era. E se l’omosessualità di Wilde, secondo i canoni odierni, non avrebbe dovuto essere punita, gli atti pedofili di Hamilton – al contrario – restano imperdonabili e degni di repressione.
Possiamo guardare le sue foto come ad un catalogo di bellezze prepuberi, certo. La malizia di ciascuno di noi non ha freni. Ma anche se siamo disturbati dall’idea di sodomia possiamo comunque apprezzare Il ritratto di Dorian Gray. Anche se siamo disturbati dalla stupidità borghese possiamo leggere Madame Bovary. E anche se siamo contro la prostituzione ammiriamo comunque gli angeli di Caravaggio ; condannando l’omicidio andiamo in estasi di fronte alle opere di Cellini. E continuiamo a guardare i film di Polanski e Kinski.
Sicché dovremmo condannare il prodotto di un artista, quando frutto di una personalità nefasta ?
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damnatio memoriae mi ha sempre fatto pensare agli episodi iconoclasti a Bisanzio, quando arrivammo finalmente a definire la difficile differenza tra venerazione e adorazione. Possiamo cambiare il passato, regolare torti, punire Hamilton il pedofilo, salvare le ragazzine dalle sue grinfie, rinnegando la sua opera ? Ancora una volta, confondere arte e morale porta all’ignoranza e alla bigotteria, due perversioni altrettanto traumatizzanti.
Hélas, il mondo è pieno di pedofili, e non li conosciamo. Alcuni di loro, probabilmente, si dicono fotografi e lo usano come stratagemma per attirare delle bambine a casa loro. Ma chi conosce le loro foto ? Nessuno. Sono probabilmente troppo brutte perché ce ne si interessi. Se esistono ! Dacché si tratta spesso di un mezzo per giungere a fare del male. Ma per Hamilton, la fotografia era un fine in sé. Gli abusi sulle bambine era un disturbante a parte. Se solo si fosse limitato a fotografarle senza toccarle ! Oggi non diremmo che le sue foto sono brutte, come a volerci punire a posteriori del piacere estetico e colpevole che ne abbiamo tratto.
La verità è che Hamilton non era soltanto un pervertito con una macchina fotograica ; Hamilton era un pervertito con delle doti artistiche. E questo, la mia vicina non riuscirà mai ad ammetterlo.

 

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