Il Gentleman – un ritratto

L’argomento era interessante, e l’intervista ancora di più. Non perché sia io (o Francesco Mocchia di Coggiola) a rispondere, ma proprio perché il nostro intervistatore è stato intelligente. Cosa rarissima per un intervistatore. Allora ho deciso di (ri)pubblicare in toto il suo articolo, il cui originale troverete qui: L’ora d’aria. Apprezzate senza moderazione.

Il Gentleman: un ritratto

di Daniele Ruffino di Cabanera

 

A pensarci bene, quante volte abbiamo sentito questo termine? Quante volte lo abbiamo utilizzato? E quante volte lo abbiamo interpretato ed usato in maniera errata, non consona?

Quest’oggi siamo qui per far chiarezza su questo termine, su questo fenomeno e su chi è il Gentleman: su cos’era e su cos’è oggi.

La letteratura ha sempre raccontato di Gentiluomini: a volte erano i protagonisti – come nel celeberrimo Ritratto di Dorian Gray di Wilde o nel meno conosciuto e tuttavia eccellente romanzo di Théophile GautierJettatura – altre volte gli aiutanti del protagonista – come nell’avvincente romanzo di W. Somerset Maugham, Il Mago – e altre volte ancora, gli antagonisti – vedasi ad esempio Doppio sogno di Arthur Schnitzler. In altre opere veniva invece rappresentato come un decadente esteta avulso da una società ormai imbruttita come in A rebour di Joris Karl Huysmans o un irriducibile gaudente e libertino come ne Il piacere di G. d’Annunzio ne L’elogio del libertino di Cuomo (un vero e proprio manuale per il libertinaggio moderno).

Qualsiasi sia stato il ruolo però, la figura del Gentleman ha sempre fatto capolino nelle pagine della letteratura europea dal ‘700 in poi; oltre a questi pochi libri citati, alcuni autori hanno scritto dei veri e propri manuali su questo tema analizzando oltre che il modo di porsi anche il modo di vestire ed interagire del gentiluomo, menzioniamo qui di seguito i più noti ed importanti: Willy Farnese, Il vero signore, Longanesi, 1955; Harlod Nicolson, Il Saper vivere, Longanesi, 1958; Tatiana Tolstoj, Manuale di eleganza maschile, Sonzogno 1988; Bernhard Roetzel, Il Gentleman, Konemann, 1999; Giorgio Mendicini, L’eleganza maschile, Mondadori, 1996; James Sherwood, The perfect gentleman, Thames&Hudson, 2012; Tommaso Di Benedetto, A proposito di eleganza, Mondadori, 2013; AA VV, Il duca di Windsor, Stilemaschile, 2016; Ivano Comi, Conversevole week-end sull’eleganza maschile, Dominioni, 2000; Alex Pietrogiacomi, Semplice Elegante, Giubilei-Regnani, 2012 e Honoré de Balzac, Trattato della Vita Elegante, Piano B, 2011.

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Ma andando oltre quello che potrebbe sembrare del becero citazionismo, a parlare del Gentleman saranno adesso due esperti del settore che ben si son prestati a essere intervistati per dissipare i dubbi e renderci edotti sul tema: Massimiliano e Francesco Mocchia di Coggiola.

Il Conte Massimiliano Mocchia di Coggiola è giornalista presso Dandy Magazine (Francia), collaboratore di Stilemaschile (Italia) e Scalaregia (Int.). Dopo gli studi in storia e critica d’arte si è specializzato nella storia della moda maschile e del cinema muto. Illustratore, collabora con varie riviste e case editrici. Scrittore, è autore di Il gagà, saggio sull’abuso dell’eleganza, nonché storico prefatore dei libri sul dandy di Ivano Comi. Cura e gestisce uno spazio virtuale dedicato al dandismo (www.noveporte.it/dandy) e ha un blog sul quale pubblica i suoi disegni e i suoi scritti: www.mmdc-art.comE’ stato stilista per i video del gruppo musicale “La Femme”. Vive attualmente a Parigi.

Francesco Mocchia di Coggiola dopo gli studi in Fashion and Textile Design presso lo IED di Torino, approfondisce gli studi sulla sartoria maschile lavorando in Atelier. Lavora come direttore artistico e CEO nell’azienda di abbigliamento maschile Overtake Studio creando collezioni e occupandosi delle consulenze con altre aziende sempre nel settore moda. Si interessa di arte, design, moda e storia del costume. Lavora come tagliatore e sarto per il premio Donatello 2016 Massimo Cantini Parrini nello spettacolo teatrale Una Venere in Pelliccia di Valter Malosti. Attualmente è designer e costumista freelance a Torino.

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Il Conte Massimiliano Mocchia di Coggiola (a sinistra) e Francesco Mocchia di Coggiola (a destra)

A prender per primo la parola è il Conte del quale trovate qui sotto l’intervista integrale.

Iniziamo col definire come meglio è possibile chi è ma soprattutto cos’è un gentiluomo e cosa lo contraddistingue?

Innanzitutto c’è da chiedersi cos’è un gentleman nel 2016. La figura teorizzata intellettualmente da Locke era una una commistione di qualità intellettuali e culturali delineata grazie ad aggettivi quali: cultura, civiltà, self control (stiamo qui parlando naturalmente del gentleman inglese, tradizionalmente quello per antonomasia). Il tipo del gentiluomo, o come si usa dire fin dall’800, del gentleman, è ben spiegato nel trattato di Nicholson “Il saper vivere”, un libro utilissimo per comprendere meglio questa figura abbastanza astratta e generalizzata. Il gentleman inglese (questi è il must, ma invero il gentleman è una figura senza limitazioni di nazionalità), dice

” […] deve possedere una splendida naturalezza dei modi, una perfetta sicurezza di sé. Deve essere franco e sincero, dotato di sentimento e addirittura di sensibilità. Deve essere compìto e preciso (…). Deve saper bere in abbondanza senza perdere il controllo di se stesso o cadere nella sguaiatezza; perdere grosse somme senza batter ciglio. Deve essere colto, comprendere le arti, saper citare correttamente i classici, conoscere tutto su Vitruvio e Bramante, avere la padronanza assoluta del francese, e intendersi di cibi e di vini. Deve essere di carattere mite tanto da sembrare indulgente; i suoi scatti d’ira, quando per caso vi si abbandona, devono avere qualcosa di sublime. Deve voler bene agli animali, e saper conversare disinvoltamente con fantini, stallieri, pugili e maestri di scherma. Il suo sorriso, la sua voce, ogni suo movimento, dovrebbero esprimere una grazia dignitosa.”

Pur mostrando tutto il rispetto possibile al governo, dovrebbe poter commentare le esibizioni del capo di stato, dei suoi satelliti e delle sue amanti, con un misto di divertita indulgenza e di aperta disapprovazione.

“Non dovrebbe mai imitare gli artifici dei dandies o vestirsi con troppo consumata eleganza. Soprattutto, deve essere piacevole, disinvolto, simpatico, cercando sempre di mantenere il massimo controllo di sé, di non recare agli altri il minimo disturbo.”

Aggiungerei che in generale il gentiluomo veste elegantemente e adattandosi alla circostanza, senza mai scadere negli eccessi di un gagà o nell’affettazione di un dandy. Ripugna l’eccentricità quasi come un delitto, o un divertissement. E’ forse un po’ noioso, ma è sicuro di sé e ha una perfetta padronanza dei suoi codici vestimentari come di quelli sociali.

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Il gentiluomo coincide spesso con la figura dell’aristocratico e viceversa?

Il gentiluomo nasce assieme all’avvento della borghesia al potere, e allo sviluppo dei codici di questa classe sociale così diversa dall’aristocrazia. Un aristocratico può essere un gentiluomo, e viceversa. Per quanto l’aristocratico tragga le proprie maniere dall’educazione familiare che non era data al borghese per nascita ma per apprendimento (da manuali e dalla frequentazione delle alte sfere, nonché eventualmente dalla corte), il mito del gentiluomo rimane legato a quello dell’understatement, ovvero dell’essere elegantemente conforme (dimostrando a volte un certo conformismo) con un’idea di civiltà e di urbanità moderna e scevra da qualsiasi eccentricità e affettazione – cosa che non è sempre propria del tipo aristocratico, sebbene le due figure possano e spesso debbano combaciare.

Il gentiluomo coincide con la figura del dandy, del gagà o del libertino?

Il gentiluomo è il fratello perbenista del dandy, per il quale le buone maniere sono una base e non un fine in sé.

Il gagà, snobisticamente, vorrebbe essere considerato un gentiluomo o un dandy, ma gliene manca la profondità, l’analisi critica. Il gagà conosce le regole ma non sa perché debba obbedire loro, indi le applica male, maldestramente. (Per chi volesse approfondire: ho scritto un libro sull’argomento, Il gagà, Giubilei – Regnani, 2015).

Il libertino era, nel Settecento, un anticonformista dal punto di vista morale e sessuale, una condizione che è tipica del concetto di aristocratico: il libertinaggio non è estraneo alla sua morale, anzi ne è compatibile. Diverso per il gentiluomo: lui, generalmente, ha un’amante ma la nasconde. Ma esistono anche dei gentleman illuminati.

Infine, un libertino può essere tale senza doversi considerare un gentiluomo: l’abito e le maniere diventano allora la sua arma di seduzione.

Quali sono stati gli anni d’oro della figura del gentiluomo? E quando è iniziata la sua crisi?

L’epoca d’oro del gentiluomo corrisponde a quella di massimo splendore della borghesia: l’Ottocento. Oggi, in un’epoca che aggredisce i valori borghesi (in cui bellezza e eleganza sono certamente contemplati), i gentiluomini tendono a rinchiudersi, estraniarsi, o riformare circoli e club di modo da proteggersi e sostenersi gli uni con gli altri. La crisi è iniziata recentemente, attorno agli anni Ottanta, quando i miti di eleganza e buone maniere sono stati messi da parte, soppiantati da un perbenismo egocentrico e da un’adorazione spropositata per la celebrità e il successo commerciale. Nello stesso momento, le figure del dandy e del gentiluomo hanno iniziato a confondersi, visto che entrambi condividono certi valori, anche se non li considerano tutti agli stessi livelli.

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Qual è il rapporto che intercorre tra il gentiluomo e la moda? E con la tecnologia?

Il gentiluomo, al contrario che il dandy, rifiuta la moda in toto: la famosa eleganza del gentleman si vuole classica e atemporale, senza condizionamenti esteriori. La potenza della moda e del mercato hanno fatto sì che oggi la sua eleganza venga vista come “desueta”, sebbene si tratti solo di un giudizio passeggero, dipendente dal vento che tira in questo momento, ma che non ha peso nella storia dell’eleganza maschile.
La tecnologia non ha nulla di malvagio agli occhi del gentiluomo, a meno che questa non gli impedisca di vivere come ha sempre fatto. Ma, a priori, un gentleman può essere più o meno tecnologico a seconda dell’età e della voglia che ha di gingillarsi con essa. Un cellulare di ultima generazione o un profilo Instagram non rendono un gentiluomo meno gentiluomo.

Si può parlare di gentiluomo “moderno” ai giorni nostri? Com’è cambiata questa figura (sia a livello estetico che comportamentale)?

Ho scritto un saggio sulla storia del gentleman per un libro sul Duca di Windsor (Il Duca di Windsor, l’uomo che volle farsi stile, Stilemaschile, 2016). Avrei molto da dire sull’argomento! Ma volendo farla breve: il gentleman è forte della sua atemporalità, del proprio attaccamento a valori simbolici che presume immutabili ed eterni. Quindi, dire che esiste un gentiluomo moderno significherebbe ammettere che ne esiste uno che non lo è, cosa assurda secondo i suoi principii. E anche secondo i miei. Possono esistere gentleman anziani e gentleman più giovani, ciò non li rende più o meno moderni o antichi, se non in base all’esperienza di ciascuno. Esteticamente, quindi, il discorso non cambia: l’abbigliamento di un gentiluomo è sempre lo stesso, in spregio alle mode, alle tendenze, al mercato che vorrebbe imporgli un consumismo e un’estetica che gli sono estranee. Il gentleman obbedisce alle regole del classico: essere sempre vestito elegantemente ovvero adattandosi perfettamente al contesto in cui si trova, senza farsi notare troppo e senza volersi distinguere particolarmente. Cosa che, vista dall’esterno, pare assurda dacché oggi un uomo in giacca e cravatta lo si nota sempre e comunque. Ma questa è un’altra faccenda.

Le donne sono ancora abituate ad aver a che fare con un gentiluomo o ormai anche loro sono estranee a questa “razza di uomini”?

Dire “le donne” è una generalizzazione che non amo, proprio come non amo quando le donne dicono che “gli uomini sono tutti uguali”. Ammesso che le donne non sono tutte uguali, converrà specificare che alcune non ne sono avvezze, altre lo trovano francamente risibile, altre ne restano affascinate in quanto rarità, altre ancora non sono abituate ad avere altro tipo d’uomo nella loro cerchia di frequentazioni se non gentiluomini e rifiutano ogni approccio da parte di chi non si dimostri tale. Oggi come nei tempi passati è sempre una questione di gusti e di educazione – cose che, spesso e purtroppo, si sviluppano in un certo senso grazie alla classe sociale cui si appartiene o gli insegnamenti ricevuti. Oggi ci si stupisce di come certe donne siano ostili alla figura del gentiluomo, ma la cosa era vera perfino nel Cinquecento. E’ solo che oggi le classi sociali si mischiano molto di più che in passato, e ciò dà luogo a situazioni di incomprensione manifesta. Ma anche a belle sorprese.

Concludendo: un suo parere sui nuovi divi del corteggiamento che fanno capolino sulla TV (sex symbol, tronisti et simila)?

Non ho la televisione. Per quel poco che ne so, si tratta di nuovi divi effimeri quanto i prodotti elettrodomestici che ci vendono oggi: la televisione produce modelli passeggeri e difettosi di modo da poterne vendere di nuovi poco dopo, ripetutamente, affermando che “questi sono meglio di quelli di prima”. E’ il consumismo, baby.

Una nota personale. Il gentleman è sempre stata una vernice sociale prima di tutto. Per quanto la manualistica a questo soggetto sia antichissima (i primi libri sul gentleman sono della fine del Cinquecento) e noi si faccia sempre riferimento a quella moderna (dall’Ottocento in poi), e per quanto sia proprio la manualistica la causa di molta della superficialità legata al personaggio in esame, è proprio in questo genere di letteratura che troviamo gli inviti ai lettori a coltivare più spesso la propria cultura personale, i propri interessi, ad aprire la mente e a non lasciarsi andare ad opinioni estremiste. I gentiluomini del rinascimento erano criticati perché rozzi e attenti solo ai propri cavalli; nel Seicento e nel Settecento si deplorava che, sebbene assunti a modelli di buona creanza, questi signori erano invero rozzi, incivili, cattivi coi loro servi e amanti solo dei loro cani di razza e della caccia; nell’Ottocento i manuali notano ancora il fatto che molti dei gentiluomini si rivelano giocatori d’azzardo compulsivi, negligenti nei rapporti col prossimo, insensibili, ignoranti, ubriaconi e, a volte, violenti.

Oggi possiamo dire che molti gentiluomini, che si autodefiniscono tali, si rivelano superficiali nel loro amore per i giocattoli di lusso: automobili, orologi, barche, abiti su misura, sigari e vini pregiati. Un piccolo nugolo di riviste e blog aiuta i gentleman neofiti a coltivare tali passioni con destrezza e senza dispendio d’energie. Ora le critiche mosse al mondo dei gentiluomini, si è capito, sono pressappoco le stesse. Ciò non rende i gentleman meno gentleman: desiderare che i gentleman coltivino interessi più alti non rende quelli stupidi meno gentleman. E’ una vernice sociale, lo dicevamo.  Tuttavia auspicare che il gentiluomo che si vorrebbe modello di civiltà, si coltivi al di là dei classici giocattoli virili, non ci pare un’idea totalmente idiota. Manuali e, soprattutto, riviste di lusso dovrebbero iniziare ad istruire i loro lettori (dacché questi si formano anche attraverso tali letture) anche su argomenti più alti, ogni tanto. Curiosità, apertura mentale, interessi artistici, elasticità morale e culturale: ecco quali dovrebbero essere le basi fondanti di una persona che si vuole eccellente. Perché i gentleman illuminati sono poi quelli che affascinano di più, anche se non fumano il sigaro o non collezionano automobili sportive.

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Viene ora la volta dell’esperto di moda, Francesco.

Lei che è un esperto di moda, sa dire in maniera semplice quali sono i capi maggiormente gettonati dal gentleman?

Ai tempi della rivoluzione industriale e della nascita della borghesia era necessaria una descrizione di questa nuova figura sociale, evoluzione in effetti dell’aristocratico, che in maniera più illuminata deve sapersi muovere in società ma anche nelle imprese lavorative. Ovviamente i valori rimandano sempre tutti alla qualità fondamentale dell’uomo, il distinguersi dall’ animale, sfruttando la capacità e potenza dell’intelletto che è stata donata così copiosamente solo alla nostra specie. Se tale è il fondamento che fa la differenza tra un animale ed un uomo, va da sé che anche l’abbigliarsi sia una dimostrazione di questa superiorità intellettuale, l’abbigliamento per il gentiluomo non è solamente un coprire il corpo per necessità di freddo o di pudore, ma diventa: estetica, vezzo, appartenenza ad un preciso gruppo sociale, perfetta partecipazione al contesto mondano. Nascono dunque molte guide dedicate al borghese che ha bisogno di imparare il buongusto, il giusto modo di comportarsi in società, a tavola come al cocktail, naturali nell’educazione di un aristocratico inglese, avulse per il nuovo borghese rampante. Tra queste fioriscono quelle sull’abbigliamento corretto per ogni occasione: guide precisissime su quale tipo di cravatta usare in quale contesto, luogo ed ora del giorno. Ma allora la tipologia di abbigliamento da uomo era pressoché una sola! Quello che oggi noi chiamiamo il Classico maschile.

Ebbene, se in quell’epoca bastava una guida sul sapere di quanti centimetri avere il risvolto sul pantalone sportivo o se la cravatta di maglia andasse usata il pomeriggio o la sera, oggi la questione si fa alquanto più tediosa: la moda maschile ha subito numerosi cambiamenti ed innovazioni, le collezioni da uomo sfilano in passerella coi colori più sgargianti e le forme più decostruite (per alcuni stilisti le sperimentazioni arrivano ad essere più fantasiose di quelle femminili, basti pensare a Comme des Garcons o a Walter van Beirendonck). La scelta dell’abbigliamento per l’uomo diventa a questo punto enormemente più vasta, così come i diversi momenti per poterlo utilizzare, tutto dipende quindi da quale definizione vogliamo dare nel 2016 (quasi 2017) del gentleman, sicuramente non potrà più essere la stessa che davano intellettuali come Locke, o ancora prima del Beau Brummell (per citarne solo due).

Volendo seguire una traccia più tradizionale, sicuramente il linguaggio dell’abbigliamento Classico rimane la risposta più immediata e semplice per andare a delineare come un gentleman si possa (o debba?) vestire nel 2017 con le opportune influenze, seppur minime, della moda; come ad esempio l’uso di giacche tendenzialmente più corte rispetto alle proporzioni classiche della persona, o risvolti dei pantaloni che hanno dimenticato l’unica piega sul davanti della scarpa ma che lasciano intravedere la fantasia del calzino (tutte proporzioni che sono state introdotte, in maniera molto più esagerata, dallo stilista inglese Thom Browne). Ma se noi non volessimo accontentarci di questa traccia più ovvia e seguita, allora dovremmo chiederci: se l’illuminazione intellettuale del gentleman fa sì che egli si elevi dall’essere animale tramite l’uso sapiente della parola, delle azioni e delle scelte estetiche; allora queste ultime possono essere anche di altre direzioni (non per forza sull’abbigliamento classico) purché rimangano di buongusto ed adatte all’ambiente ed alla situazione che si sta andando ad affrontare, con tutte le qualità poi di comportamento ed intellettuali che abbiamo già citato poco sopra.

Com’è cambiato l’outfit, se vogliamo fare i moderni, del gentleman dalla sua nascita ad oggi?

Dipende sempre rispetto a quale tipo di abbigliamento stiamo andando ad analizzare, se per il gentleman nel senso classico del termine, o se per un moderno gentleman che ha molto più a che fare con tutti gli aspetti della vita contemporanea e quindi anche con le influenze della moda che non hanno per forza a che fare con il vestito sartoriale strettamente.

Nel primo caso ho già accennato nella domanda precedente al grande cambiamento delle proporzioni avvenuto negli ultimi anni messo in passerella da Thom Browne e seguito poi, secondo il fenomeno a cascata teorizzato da Simmel, da tutti gli altri marchi e sartorie dell’abbigliamento maschile. Possiamo notare come il completo maschile sia andato a destrutturarsi sempre più (questo già a partire dagli anni 80 con Giorgio Armani) togliendo tutte quei materiali che andavano ad “ingessare” l’abito nel passato:

  • le spalline sono state eliminate quasi del tutto, si preferisce una spalla più naturale, più “napoletana”, anche se neanche lontanamente simile a quella perfetta degli artigiani vesuviani;
  • le tele che andavano a strutturare il petto della giacca si sono assottigliate quasi a scomparire (ovviamente nelle sartorie si Savile Row troveremo sempre le classiche giacche – armature che hanno fatto la tradizione);
  • le proporzioni si son fatte più asciutte e strette, le giacche sono sensibilmente più corte, alcune lasciano intravedere addirittura il sedere, i pantaloni avvolgono la gamba con pochissimi centimetri di vestibilità e con orli vertiginosamente più alti di quelli canonici.

Nel secondo caso abbiamo una libertà più vasta nella scelta dei pezzi di abbigliamento da indossare, e sarebbe troppo lungo discuterne in una semplice intervista, basti notare come le proporzioni siano però simili.

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Che capo, o accessorio, contraddistingue il gentleman o è particolarmente tipico di quest’ultimo?

Un errore si è sempre fatto, a mio avviso, parlando del “gentleman”: il volerlo a tutti i costi far rientrare in un insieme di rigide regole e spiegazioni strettissime e precise. Questo perché storicamente questa figura era l’evoluzione dell’aristocratico, che di regole ne aveva, ma dettate dalla propria intelligenza, educazione e buongusto. Si iniziarono quindi a descrivere ad uso e consumo della borghesia le azioni che potessero permettere di emulare in maniera sicura e senza sbagli gli assiomi della raffinatezza.

A oggi dunque potremmo descrivere quelli che sono i gruppi di interessi che coloro che si definiscono gentleman amano coltivare, tutti appartenenti alla categoria lusso. Il fumare il sigaro è considerato vizio da gentleman, la passione per la tecnologia e quindi per le auto di lusso pure, come anche tutto il mondo degli orologi artigianali più o meno costosi, più o meno in titanio che siano. Accessorio irrinunciabile? Tutti e nessuno, personalmente credo che dipendano dagli interessi reali che si vogliono coltivare, anche all’infuori dei cliché. Ogni accessorio curioso che abbia da raccontare una storia della persona che lo porta può essere interessante ed irrinunciabile.

Cosa non può assolutamente mancare nel guardaroba e tra gli accessori di un gentleman?

Un gentleman si definisce tale anche a seconda di quali eventi è tenuto a partecipare? Per la visione di molti sì (quelli che formano lo stereotipo); personalmente no, ma sicuramente è d’obbligo secondo i canoni elencare:

  • uno smoking per le serate di gala (oramai quasi inesistenti quelle che richiedono uno smoking, portandolo si verrebbe presi per eccentrici ed un gentleman non ha la pretesa di farsi notare per stramberia ma per finezza);
  • un abito chiaro per il pomeriggio (tendenzialmente sui toni del grigio o marrone, anche se uno spezzato potrebbe anche essere più contemporaneo);
  • uno scuro per la sera (non necessariamente blu scuro, negli ultimi decenni l’abito nero non è più dedicato solo alle occasione cerimoniali ma anche a quelle più da tutti i giorni).
Oscar de la Renta nel 1985.

Oscar de la Renta nel 1985.

E ora una Sua opinione, su La Stampa di alcuni mesi fa v’era un articolo sul gentleman che affermava che il suddetto per essere tale non usa assolutamente il phon per pettinarsi. E’ corretto?

Sicuro che non fosse una notizia di Lercio.it? O di Studio Aperto? Non credo che l’utilizzo o meno del phon possa determinare la finezza di una persona, quanto più la pettinatura che si va a comporre!

Mi permetto anche io un’opinione personale fuori dalle domande.

Il Gentleman è una maniera di essere e di comportarsi verso il mondo, non dovrebbero esistere regole che lo descrivono, poiché è un’attitudine da costruire con la cultura, l’apertura mentale e la grazia. Trovo che la famosa curiositas apuleiana sia la vera natura di base del moderno gentiluomo, se tutti seguissero un manuale sul perfetto gentleman ne uscirebbe una massa di emulatori senza cervello che si attengono a regole ed interessi (anche lontani da loro) ridicolizzando chiunque non faccia parte del loro “branco” di gentiluomini, cosa assolutamente volgarissima ed orrenda che purtroppo molti che si definiscono gentiluomini puntualmente fanno.

Credo che dopo queste due esaustive interviste si sia delineata un’idea più chiara sul gentleman e sul particolarissimo mondo che lo circonda, a voi tutti farne tesoro.

 

Daniele Ruffino di Cabanera

Comments

  1. Nazzareno - 18 gennaio 2017 @ 8 h 49 min

    Bellissimo articolo, peccato che cadra’ inascoltato da quei signori che, invero, dovrebbero farne piu’ tesoro.

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