“Il Sole a Occidente”: un romanzo neo-decadente

Un anno fa l’editore Giubilei Regnani – Historica Edizioni dava alle stampe un libro affatto eccentrico nel panorama della letteratura contemporanea italiana: “Il Sole a Occidente”, dell’amico Orlando Donfrancesco, per il quale realizzai la copertina, seguendo testualmente le indicazioni dell’autore. 
Il libro può leggersi come un moderno romanzo decadente, sorta di manuale sul come combattere la fallace ideologia del progresso e la bruttezza (morale e estetica) che questa reca con sé, ma anche come un’apologia di quell’aristocraticismo (molto dandy, ma anche molto dannunziano) che mi è caro. Orlando lo sa bene, e anche la sua scrittura va di pari passo con una scoperta estetica, un progredire verso l’assoluto ch’egli intona nella sua maniera di raccontare, che diviene di pagina in pagina sempre più barocca. 
Le critiche di manierismo sarebbero lecite se non ci si trovasse qui di fronte a un nuovo genere di letteratura che mancava totalmente in Italia. Senza essere lezioso né alambiccato, lo stile di Donfrancesco si rivela invece esatto, limato, netto: non è un falso umbertino, bensì un autentico Settecento e per questo godibilissimo da chiunque: senza la pretesa di fare un falso, Donfrancesco ripropone la “bella maniera” cara ai francesi del secolo diciottesimo come a Radiguet: limpidezza e trasparenza applicata ad un soggetto che – nonostante la prima impressione – è di una modernità affascinante.

Ne scrissi una recensione per Amazon che ripropongo qui di seguito. 

Un romanzo neo-decadente

Il “Sole a Occidente” di Orlando Donfrancesco è un romanzo strano, anzi atipico nel panorama letterario italiano attuale. Parla di dandysmo, di estetismo, di culto della Bellezza e della conseguente, inevitabile clausura che spesso, nella letteratura del genere, tale religione reca con sé fino alla disillusione finale. La differenza sostanziale e importantissima, che rende il romanzo di Donfrancesco unico nel suo genere, è che questo novello “A ritroso” (o “Controcorrente” secondo le traduzioni) è ambientato prepotentemente ai giorni nostri.

I tetrarchi

Il protagonista Tancredi è un giovane pittore romano, ricco e annoiato, amante dei piaceri della vita e delle donne. Conduce la sua vita secondo stilemi collaudati e tutto sembra essere fatto per essere poi trascritto in un immaginario romanzo che Tancredi recita solo per sé, racchiundendo i ricordi del passato, istericamente, in scatole preziosissime al suo futuro. La svolta verrà quando, invitato in Francia al matrimonio della cugina, incontrerà Enrico (maturo dandy omosessuale, ciarliero e un po’ pomposo quanto il Lord Henry del “Dorian Gray”) e Liliane (una nevrotica Marchesa Casati che mantiene Enrico prostituendosi solo con ricchi e selezionati clienti), una coppia di esteti che si dedicano ai piaceri della vita ben al di là della morale comune. Non tarderà a raggiungere il trio Flaminia, una ragazza appena maggiorenne assetata di trasgressione, volubile, perfetta allieva-giocattolo dei tre narcisisti. E’ nella frequentazione di questi personaggi che Tancredi finisce per immischiarsi un un vortice di eccentricità senza tempo, lussi sfrenati, alla ricerca di piaceri sempre più rari quanto più i protagonisti si allontanano dal sentire comune, scegliendo l’incomunicabilità quale unico mezzo per estraniarsi dalla bruttezza e dalla massificazione che li circonda, e dalla quale si sentono seriamente minacciati.

I luoghi del romanzo

Dalla Roma oramai decaduta e in preda ai barbari, si passa a una Venezia sognata durante le notti del carnevale; Parigi è salutata quale capitale del vizio privato e delle pubbliche virtù. E infine un viaggio in India, capitale immaginaria di un Oriente senza tempo dove sembra che tutto sia ancora possibile, fino allo scontro con la prosaicità lancinante. La scelta di ambientare la vicenda (dinamica e ricca di colpi di scena) in queste città, eterni simboli di un passato votato alla Bellezza è certo dannunziana, e pure intelligente in un’epoca in cui il turismo di massa sembra aver masticato e rigettato tutto ciò che avrebbe dovuto restare sublime e libero dalle morse del mercato dell’ignoranza.

Martirio

Ma la fedeltà alla dea Bellezza non conosce limiti ai sacrifici (la pena è la Noia): e sarà senza accorgersene che i quattro, oramai saldati come i famosi Tetrarchi di porfido di Venezia, si rinchiuderanno in un mondo tutto loro, una torre d’avorio colma di musica, profumi rari, opere d’arte, amori idilliaci, e riti d’iniziazione che confondono un’antica concezione del sacro e di un profano attualissimo; ma anche alcolismo, droga, orge dolorose e profonda malinconia fino all’inevitabile, luciferina caduta. Il mondo ideale sognato, e in parte realizzato, da Tancredi e i suoi amici non può non scontrarsi, inevitabilmente, con la piattezza e la banalità della società “progredita”: una banalità che può perfino uccidere questi dandy ultra-decadenti che si credevano, forse, un po’ immortali. La battaglia contro il mondo che si vuole “moderno” ma che riesce solo ad essere brutto, è menata dai quattro protagonisti con eleganza e amoralità, gesti eclatanti che ai loro occhi appaiono eroici ma che ai più, incapaci di comprenderne le ragioni, risultano ridicoli quando non addirittura criminali (sono queste le parti più divertenti ma anche amare della storia).
Il romanzo ha diverse chiavi di lettura parallele, tutte apprezzabili in maniera diversa a seconda degli interessi del lettore: in primis è un romanzo d’amore e di illusioni; è anche una citazione costante e sottilissima della cultura decadentista di fine Ottocento; ma è soprattutto un canto della rivolta degli spiriti liberi, consci d’essere destinati alla sconfitta. Quel sole a Occidente sta tramontando, e spande una luce dorata sulle rovine di un’umanità che fu grande, ma che non riesce più a fissare il sole senza accecarsi.

Per acquistare il libro, seguite il link di Amazon o quello di Historica Edizioni.

Un’interessante intervista con l’autore, ad opera di Daniele Ruffino, è disponibile sull’Ora d’Aria.

Progetto d’illustrazione per il libro.

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