“Monsieur”, una rivista di moda maschile del 1920

L’uscita di un libro d’arte consacrato al celebre magazine storico “Monsieur” (il cui titolo e gli archivi furono acquistati nel 1995 da François-Jean Daehn delle edizioni Montaigne Publications per la Francia) è un’opportunità per proporre, per la prima volta in italiano, questo vecchio articolo dedicato alla storia della rivista e ai suoi artisti – una ricerca originale che, stranamente, non venne mai accettata dalla redazione dell’attuale magazine (le mie mail non ricevettero alcuna risposta). Hugo Jacomet fece prova di un’interesse più vivo pubblicandolo nel suo blog Parisian Gentleman, nel Febbraio 2013. Quest’articolo fu il primo e, ad oggi, il più completo sull’argomento, e mi piace immaginare che è stato (almeno un poco) fonte d’ispirazione per il bel libro appena pubblicato.

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Non la prima rivista maschile, ma la più bella

Ritratto di Paul Poiret e di Denise Poiret sua moglia, di Benito.

Ritratto di Jacques Hebertot, di Nils von Dardel.

Ritratto di Rolf de Maré, di Nils von Dardel.

Nel mondo della moda esistono riviste capaci di specchiare i tempi meglio di qualsiasi pittore o scrittore. Alcune di esse vantano dei natali eccezionali, come Vogue o come Harper’s Bazaar, queste hanno avuto la prontezza di spirito d’adeguarsi ai tempi, di cambiare, alcuni direbbero di evolversi.
L’avventura della testata Monsieur era destinata a finire presto. Perfetto catalizzatore di gusto, moda, letteratura e arte, Monsieur non poteva andare al di là degli anni Venti senza spegnere la fiamma originale che l’aveva agitato durante quei pochi, ma fecondi, anni di vita.

Dobbiamo ammettere che Monsieur non ebbe il merito di adeguarsi ai tempi: non volle, forse, o non ne ebbe le possibilità. Forse si erano esauriti gli argomenti a disposizione in tale dominio, pochi e ben scelti, destinati a persone troppo raffinate come lo erano i parigini del primo dopoguerra: lo stile classico non parla di codici in evoluzione, ma di varianti, e queste non sono mai infinite senza divenire presto ripetitive. Monsieur ebbe però il merito di rendere possibile un sogno artistico e decorativo capace di sposare gentilmente arte moderna, sensibilità mondana e moda maschile. In questo fu valente rappresentante del primo ventennio novecentesco.

Intendiamoci: la cosiddetta “moda”, nell’ambito dell’abbigliamento da uomo, non era che una infinita quanto talvolta tediosa serie di minime variazioni nel taglio, nelle imbottiture, nei colori dei tessuti innovativi. Il classico dominava ancora, per fortuna.

Pochissime e rare riviste prima di Monsieur erano state dedicate all’uomo elegante. Senza voler contare le poche tavole che la Gazette du Bon Ton negli anni Dieci dedicava al gentleman, si vedranno apparire nel 1911 i rari numeri di testate come Nos élégances & la mode mascoline, e L’homme élégant. L’idea di una rivista dedicata all’uomo di gusto ed al suo guardaroba era stata ispirata da Paul Poiret in persona: prezioso collaboratore e redattore per diversi giornali femminili, il grandissimo sarto parigino, già alla testa di un’azienda artigiana tra le più ricche e moderne di Francia, aveva già sviluppato un progetto di rivista maschile di alto livello chiamato inizialmente Le Prince, poi mutato in Le Dandy. I redattori erano già stati scelti: Boni de Castellane, l’uomo più elegante dell’epoca, avrebbe fornito i reportages, Bernard Boutet de Monvel avrebbe disegnato gli abiti, Paul Iribe e Jean-Louis Boussingault si sarebbero occupati delle vignette e delle illustrazioni, Anatole France, Tristan Bernard, Laurent Tailhade, Jean Cocteau e Sacha Guitry avrebbero avuto ciascuno una rubrica. Purtroppo non si riuscirono a riunire i fondi necessari a creare quella che prometteva essere una testata lussuosamente eccezionale.

Una rivista chiamata Nos élégances & la mode masculine fece apparire un primo numero nell’Agosto del 1911. La pubblicazione, creata e diretta dallo scrittore Louis Thomas, voleva fare (così era scritto nell’incipit del caporedattore): « l’éloge des qualités de distinction, de bonne tenue et d’esprit qui sont le propre de ce pays », riconoscendo di essere rivolta all’èlite. Tra i partecipanti più importanti ricordiamo Albert Flament, Marcel Boulanger e Pierre de Trévières: ahimè la vita di Nos élégances fu brevissima: quattro numeri solamente apparvero nel 1911. Tuttavia l’avventura aveva stimolato gli animi a perseverare nella riuscita di un progetto simile, e, forse proprio grazie a questa prima rivista, si crearono i legami tra quei redattori che in seguito avrebbero collaborato stabilmente per Monsieur.

L’Homme élégant apparve nell’Aprile del 1912. Gilbert de Valls, redattore in capo, presenta la rivista nel primo numero così : « Alors que depuis tant d’années, mille publications sollicitaient l’attention des élégantes, nul organe ne s’offrait qui pour le gentleman soucieux d’absolue correction fut un guide et comme un conseiller. Tel est le but que se propose l’Homme élégant (1) ».

Illustrata da Edouard Touraine (pseudonimo di André Bonnafond), il giornale non rappresentava ancora che un abbozzo, piuttosto banale, di quello che avrebbe voluto essere nelle nobili intenzioni di de Valls. I disegni, sebbene apprezzabili, si limitavano ad illustrare pacatamente gli articoli, senza troppa fantasia artistica; si trattava per lo più di semplici figurini. Gli articoli stessi, scritti da maestri artigiani (il sarto Harrison scriveva di sartoria, il profumiere Rigaud sui profumi e via dicendo) erano una timida invocazione più che all’eleganza assoluta, ai suoi artigiani ed ai loro negozi.

Hebertot, Poiret e De Maré fondano Monsieur

E arriviamo a Monsieur. La testata venne creata nel dicembre del 1919 al numero 4 della rue de Tronchet a Parigi.
Sappiamo che il direttore, Jacques Hébertot, firmò la fondazione di Monsieur assieme a Paul Poiret – il quale non avrebbe mai collaborato attivamente alla rivista, ma ne sarebbe stato un soggetto di “studio” (e di pubblicità) piuttosto frequente.

Per comprendere meglio quale clima culturale bagnasse la Parigi dell’epoca dobbiamo immaginare come doveva essere la vita dopo una guerra abominevole terminata un anno e un mese prima della creazione del nostro giornale. I giovani tornati dal fronte, desiderosi di dimenticare gli orrori subìti, si davano alla bella vita tra feste e ristoranti, viaggi e flirt, in una girandola di imprevisti mondani, sentimentali, erotici e artistici mai provati prima; lo sport, l’automobilismo, l’aviazione amatoriale erano tra i lussi più apprezzati; il cinema metteva in scena le bellezze e le prodezze di divi e dive mai visti prima, meno teatrali e più simili a quello che tutti avrebbero davvero voluto essere; cambiarono gli ideali, ma non la raffinatezza con la quale questi dovevano essere raggiunti; e le donne si scoprivano, bevevano, fumavano, facevano l’amore di più e meglio di prima… Eccitati da un clima mondano e culturale lussuosamente incosciente, le arti si rinnovarono – un po’ per protesta al passato, un po’ per amore del presente: e non si capì più se erano i Balletti russi ad aver inventato Picasso o viceversa.

Jacques Hébertot (pseudonimo di André Daviel) poeta e giornalista, era venuto a Parigi dalla Normandia in cerca di arte e anticonformismo, e fin da subito era corso a mischiarsi in quella folla di pittori, scrittori e danzatori che animavano le notti e i giornali della capitale. Amante del teatro, non aveva tardato a fare la conoscenza del milionario e collezionista d’arte Rolf de Maré, dandy delicato ma robusto uomo d’affari svedese; omosessuale, inizialmente in coppia con il pittore Nils von Dardel (che sarebbe stato anche illustratore per Monsieur nonché soggetto di qualche articolo sugli eleganti), de Maré si era appena separato da quest’ultimo preferendogli l’amico Jean Börlin, illustre e dotato ballerino, suo compatriota. Il ricco svedese era appassionato d’arte moderna (collezionava Matisse, Picasso, Braque, Cézanne) e di danza; ammirava i Balletti Russi di Diaghilev, e fu tentato di fondare una troupe rivale composta essenzialmente da svedesi trapiantati a Parigi; Börlin ne sarebbe stato coreografo, e la troupe si sarebbe avvalsa di artisti francesi come Milhaud e Cocteau. Per presentare il primo spettacolo dei Balletti Svedesi, de Maré chiese aiuto proprio all’amico Hébertot, il quale di lì a poco avrebbe assunto la direzione del teatro degli Champs-Elysées; la serata fu un successo che consacrò la troupe di de Maré come tra le prime d’Europa. Hébertot era già direttore della Revue mauve, nonché fondatore de L’art normanne, aveva quindi esperienza nel settore dell’editoria.

Jean Borlin ritratto da Nils von Dardel, sulle pagine di Monsieur.

Jean Borlin ritratto da Nils von Dardel, sulle pagine di Monsieur.

Le circostanze della fondazione di Monsieur non sono chiare, e forse non ce n’è bisogno; ma possiamo tentare di esplorare i movimenti dei protagonisti per tentare di immaginare quello che dovette esserci dietro. De Maré, che era proprietario del teatro degli Champs-Elysées come di molte altre sale a Parigi, aveva acquistato diverse riviste: La Danse, Théatre et Comedia illustré, Paris-Jurnal e, evidentemente, Monsieur gli apparteneva. Eric Näslund, nella sua biografia di de Maré, presenta Hébertot come il suo “braccio destro” dell’epoca; a loro si associò subito Poiret, che divenne in sostanza il co-finanziatore.
Scrive Näslund: « A lire quelques numèros de Monsieur entre les lignes, l’on comprendera qu’il pouvait, notamment, s’adresser à un publique homosexuel, au demeurant fort délaissé à l’époque 2 ». L’intuizione può essere vera a leggere certi articoli, e la cosa non fa che aggiungere interesse a tale rivista, con un’ottica più contemporanea.

Il trio era consapevole che Monsieur sarebbe stata una testata dedicata alla crema benestante parigina (e quindi europea), ai dandies del teatro, del cinema, della musica, della letteratura e dell’arte; si dovette riconoscere il fatto che soltanto quest’élite, all’epoca selezionata da meriti d’educazione, prestigio familiare e marginalmente dal conto in banca, era in grado di apprezzare ed anzi meritava una rivista lussuosa come lo era il loro stile di vita.

Monsieur avrebbe aiutato anche la nuova borghesia emergente, composta da personaggi sempre più numerosi dopo le speculazioni fatte in periodo di guerra, ad affermarsi non solo tramite il denaro, ma anche per il guardaroba, il bon ton, l’educazione. I giovani eleganti di quegli “anni ruggenti” trovavano articoli che si rivolgevano loro direttamente, dando loro del tu, come si fa tra amici al fumoir tra un sigaro e un distillato, per parlare di cravatte, di automobili, di amanti. Talvolta il tono era talmente confidenziale da ispirare una sorta di fantasiosa amicizia tra il lettore e lo sconosciuto redattore. Era la prima volta che una rivista instaurava un diretto rapporto di fiducia e di stima, e la cosa non mancò di impressionare gli animi.

I titoli delle rubriche e degli articoli, presi a caso, danno un’idea del genere di “conversazioni” che si potevano avere con Monsieur: Un Dandy, Le jeune homme bien élevé, Monsieur reçoit, L’Elégance de l’esprit, L’Evolution du col, La cravate et la politique, De l’influence du chapeau sur la politesse, Gilets, Parfums pour messieurs, La chemiserie, Le veston, L’art de causer, les cannes, les mouchoirs, La bibliothèque de monsieur, Les belles cannes d’autrefois, L’élégance masculine au cinéma, L’art de vieillir, Pyjamas et robes de chambre, Le dandysme serait-il mort? …

I redattori

I redattori erano stati scelti tra i giornalisti più eleganti dell’epoca, ma non solo: Francis de Miomandre era già un apprezzato romanziere e saggista; famoso per il suo camaleonte domestico che portava a passeggio per Parigi. Baffetti biondi e mosca al mento, a vent’anni Miomandre aveva fondato una frivola società segreta nominata Peacocks, i cui membri non erano altri che tre amichette belghe. Viveva in un bilocale in rue de la Bruyère, risolutamente beardsleyano, dove tutto era ricoperto di pizzi e veli bianchi sui quali spiccavano oggetti di un nero assoluto. Autore di più di duecento opere, senza contare le migliaia di articoli e le traduzioni, ci si chiede dove trovasse il tempo per uscire a passeggiare col camaleonte.

Il quasi altrettanto prolifico Eugène Marsan pubblicò diversi manuali sull’eleganza maschile, sul sigaro, sul dandysmo, prima di pubblicare un elogio di Mussolini (ma morì prima di vederne i guasti). Marcel Boulenger, dandy schermidore, medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1900, era già autore di Nos élégances, Introduction à la vie comme-il-faut,Eloge du snobisme,nonché di diversi articoli sulla moda e di una biografia dell’immaginario marchese di Floranges, uno scherzo al quale credettero molti eruditi dell’epoca. André De Fouquières, successore mondano di Boni de Castellane, era celebre per la sua verve, il suo pedigree e le sue amicizie; un po’ meno per i discorsi politici. Francis Carco, romanziere amico di tutti gli artisti più in vista e biografo di alcuni di essi (Villon, Verlaine, Utrillo, de Nérval).

Senza dimenticare René Boylesve, Henri Duvernois, il conte di Guérande, Pierre Mac Orlan, Paul Reboux, Marcel Prévost, Pierre de Trévières, Julien Ochsé, René Bizet, Abel Hermant, e Roger Boutet De Monvel – fratello di Bernard, illustratore.

Una nota a parte meritano i fratelli Boutet de Monvel, l’uno valido saggista e storico, il secondo eccellente pittore e illustratore. Entrambi nati in una famiglia in cui l’arte era quasi un’eredità genetica, seppero coltivarsi una reputazione degna dell’alta qualità del loro lavoro. Roger scrisse sul teatro di varietà prima di pubblicare un’amabile biografia del dandy assoluto George Brummell (entrambi i libri presentano una copertina disegnata dal fratello Bernard), di Byron e una vita di San Francesco d’Assisi, sempre magnificamente illustrata da Bernard. Quest’ultimo seppe tuttavia costruirsi una carriera più rinomata rispetto a quella del fratello, divenendo ritrattista del Maharaja d’Indore, Lady Mendl, e di molti altri protagonisti della mondanità del suo tempo. Era anche illustratore per l’ Harper’s Bazaar, La Gazette du bon ton, Vogue. Elegantissimi e raffinati, i Boutet de Monvel restavano tuttavia delle personalità piuttosto riservate in una società in cui tutti si affaccendavano per brillare più per le gesta che per le doti, ed oggi sono stati un poco, ingiustamente, dimenticati.

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Gli illustratori

Monsieur non era soltanto degno di nota per i suoi redattori ma, ed anzi soprattutto, per gli artisti illustratori che collaborarono alla sua fama.

Il “tono” della rivista era risolutamente moderno, per scelta programmatica: tutti i disegnatori chiamati a partecipare erano già più o meno esperti nella tecnica del pochoir, raffinato sistema di riproduzione simile alla serigrafia ma ben più lento e complesso nella realizzazione, e infinitamente più prezioso dacché richiedeva un lavoro manuale superiore alla norma. La fotografia di moda non era ancora giunta a soppiantare l’illustrazione, e sebbene i primi test di foto a colori fossero già stati apprezzati su certe riviste femminili del 1910, l’equipe di Monsieur decise che sarebbe stato più interessante, o forse semplicemente più bello, il ricorrere alle interpretazioni ed alle fantasiose messe in scena di un pittore anziché di un fotografo. Fu la scelta perfetta. Ci si assicurava così l’originale divario dalle altre testate di moda, che finivano per essere semplicemente pubblicitarie o informative. Dando letteralmente “carta bianca” agli artisti si voleva altresì costruire un carattere di autentica opera d’arte d’ogni numero uscito e di quelli a venire: i lettori divennero fedeli a Monsieur non solo per gli articoli, ma proprio per i pochoir, come dei veri collezionisti d’arte.
La tecnica consiste nella realizzazione, sulla base dell’illustrazione da colorare, di stampini ritagliati e sagomati all’interno, realizzati o con cartoncino impermeabilizzato con paraffina oppure con sottilissime lamine di rame o zinco. Una volta create le sagome si seguiva questo procedimento, reiterato per ogni diverso colore: la sagoma ritagliata era sovrapposta alla base, e veniva poi stesa una mano di colore a spruzzo oppure a pennello; in questo modo, il colore aderiva alle parti a vista della base in bianco e nero, senza intaccare le altre. L’effetto è sorprendente: una uniformità del manto di colore, nonché una vivacità impossibile a ottenere con altri mezzi. La tecnica, che come abbiamo visto è manuale, fa sì che certe parti non si sovrappongano mai perfettamente, dando all’osservatore l’impressione che il disegno sia unico nel suo genere; anche perché i toni di uno stesso colore potevano variare sensibilmente da una copia all’altra. Tale impressione di “unicità” si rivelava essere in parte giustificata, sapendo che le copertine e certe grandi pagine erano ritoccate a mano una ad una.

Lo stile dei disegni era, come abbiamo visto, modernista. Moderno nel 1920 significava cubismo, art déco, astrattismo, semplificazione delle linee e dei colori. Il pochoir era infine la tecnica ideale di riproduzione per disegni con tali caratteristiche. Uno storico dell’arte, sfogliando un qualsiasi numero di Monsieur, riconoscerebbe pesanti influenze di Braque, Picasso, Modigliani, Brancusi, e di tutta una schiera di pittori, decoratori e artigiani che fecero grande il nome del cosiddetto “Stile 1925″ in Europa: notiamo allora influenze di Dupas, Dunan, Rhulmann, de Lempicka, o Dufy. Tutti questi grandi nomi, molti già grandi nel 1919, non collaborarono mai per Monsieur, ma alcuni di loro ne erano certo assidui collezionisti.

Gli illustratori principali che diedero tali impronte a Monsieur furono molti, e di alcuni di essi si sono perse le tracce, o gli archivi, o le date di nascita e di morte. Poco importa: della loro opera restano eccellenti tracce, che possiamo ammirare ancora oggi. Tra i più celebri, a parte il già citato Bernard de Monvel (e, saltuariamente, Nils von Dardel), ricordiamo Eduardo Garcia Benito, Pierre Brissaud, Maurice Taquoy, André Dignimont, Pierre Mourgue, Umberto Brunelleschi, Guy Arnoux, Edouard Halouze, Jean Dulac…

Assenti Erté, Paul Iribe, George Barbier e George Lepape, per ragioni non troppo chiare.

Così lo scrittore (e più tardi accademico di Francia) Abel Hermant introduce Monsieur ai lettori nel primo numero del 1 Gennaio 1920:
Mi è stato chiesto di presentare Monsieur al pubblico. Sono molto fiero di tale missione. Posso immaginare per qualche minuto di essere, come si dice volgarmente, un tipo del genere di Petronio, chiamato da Tacito l’arbitro dell’eleganza, e romanziere in più, un po’ allarmante ma delizioso.

[…] Porci sotto gli auspici di Petronio sarà dunque sufficiente a lavarci del peccato di frivolezza. Quanto al nostro titolo, non credo di aver bisogno di difenderlo. Madame non se la prenderà di certo. Ella ha sempre riconosciuto a Monsieur un certo diritto all’eleganza, perfino in quei tempi preistorici dove alcuna giovine donzella non poteva ingenuamente vantare la bella presenza di uno dei suoi cavalieri, senza che l’ultima delle marchese le ripetesse severamente:
– Un uomo non ha bisogno di essere ben messo.
Aggiungevano, generalmente, che gli è sufficiente di avere l’aria intelligente, e agli ironici era dato il piacere di risponde che gli è sufficiente perfino di esserlo, senza averne l’aria. Sono lontani i tempi in cui Madame era sì austera per Monsieur, e tuttavia ella gli permetteva d’applicare la propria intelligenza al taglio di una finanziera o al colore di una cravatta. Madame, oggi che fa sport col luogotenente Hébert 3 , ha altre idee rispetto alla nonna, la quale non se ne faceva proprio, di idee. Oltretutto Madame non osa più dargli del vanesio, anche se ieri le sue ricerche le davano, ogni tanto, ai nervi. Monsieur è diventato un asceta, come mai prima della nostra generazione altri uomini lo erano stati. Monsieur è giovane, altrimenti non ci occuperemmo di lui. Monsieur, nel 1914, era in età da mobilizzazione, a meno che non lo sia stato poco più tardi. Monsieur torna dalle trincee dove, durante più di quattro anni, era vestito Dio solo sa come. Monsieur ha sovente passato intere settimane senza mai lavarsi la faccia: adesso che ne ha l’occasione, Madame non ha più il diritto di dirgli che passa troppo tempo nella stanza da bagno. Va da sé che tale umile vendetta della pulizia non è ancora un’eleganza. È invero l’A, B, C, appena l’ortografia: ma Monsieur, cominciando dal principio, sa che è carico di un’importante missione: niente meno che la difesa e l’illustrazione dell’eleganza francese. Ma come! E’ forse minacciata? Lo è da tutte le parti. Siamo stati capaci di guardare in faccia dei pericoli ben peggiori: non distogliamo lo sguardo da questo; ma non turbiamoci nemmeno oltre misura, cerchiamo di non essere disfattisti.L’eleganza francese, come ogni potenza che si rispetti, ha due nemici: l’uno oltre frontiera, l’altro all’interno. Il primo è la concorrenza. A dire il vero, questa non mi spaventa affatto. Londra solamente è da temere, e gli esperti che, dopo aver atteso cinque anni senza metterci piede, ci sono ritornati per la stagione del 1919, hanno creduto rimarcare che l’eleganza inglese aveva anch’essa il suo nemico interno. È lo stesso che da noi, è la trascuratezza. Gli inglesi la combatteranno come meglio gli parrà fare: noi non ci mischiamo ai loro affari, ma ai nostri, e non esiste più, qui, un’unitarietà dei comandamenti. Monsieur combatterà per conto suo, a suo rischio e pericolo, la trascuratezza che è la madre d’ogni ineleganza, come l’ozio è il padre di tutti i vizi. C’è, o almeno così si dice, un’ondata di pigrizia: c’è anche un’ondata di trascuratezza. Non sarà certo la prima volta che si sarà detto a un’onda: « Non andrai più lontano di così! », e Monsieur è là per dare un aiuto.[…]

Abel Hérman

Monsieur era destinata a sparire, forse per sempre. Problemi finanziari, disinteresse del pubblico, perdita degli abbonati… Per saperne di più bisognerebbe rinchiudersi in chissà quali e quanti archivi, leggere corrispondenze, documenti, carte dimenticate e prive di interesse per lo più. Contentiamoci di sapere che l’avventura del trio Maré Poiret Hébertot si conchiuse nel 1924, senza troppo chiasso.

Oggi, il nome della rivista è stato riacquistato dalla Montaigne Pubblications e ne è direttore François-Jean Dahen. In Italia la rivista esisté con una sua propria linea editoriale, diretta da Franz Botré. Oggi si è rinominata in Arbiter.  Ebbi la fortuna di illustrare le ultime due copertine di Monsieur Italia prima che cambiasse di titolo, e di scrivere e disegnare per Arbiter durante il primo anno della sua esistenza.

 

NOTE:
1 – Sebbene siano tanti anni che mille pubblicazioni sollecitano l’attenzione dei nostri eleganti, alcun organo di stampa offriva per il gentleman attento all’assoluta correttezza una guida, anzi un consigliere. Questo è il fine che si propone l’Homme élégant.

2 – Leggendo qualche numero di Monsieur tra le righe, si capirà che poteva anche indirizzarsi a un pubblico omosessuale, all’epoca tenuto da parte.

3 – Georges Hébert, inventore dell’educazione fisica così come la conosciamo oggi.

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Comments

  1. alessandra - 29 ottobre 2016 @ 7 h 57 min

    negli anni 1950 / 52 esisteva un mensile ( credo ) francese ” Mademoiselle ” che in abbonamento arrivava nella mia casa per la zia, poteva essere la versione femminile di ” Monsieur ” ?.

    • Massimiliano Mocchia di Coggiola - 29 ottobre 2016 @ 12 h 42 min

      Buongiorno! Non credo ci sia alcun nesso. “Monsieur” chiuse nel 1924. Venne poi ripreso negli anni Settanta ma come rivista erotica, poi chiuse ancora e venne riaperto (sempre in Francia) nel 1995 dalle edizioni Montaigne che ne hanno fatto una rivista di moda e di lusso dedicata all’uomo. Varie altre riviste con un nome simile vennero nel frattempo aperte e chiuse, come Madame, Mademoiselle, Lui, eccetera. Ma raramente hanno a che fare con la redazione originale, salvo che per i temi a volte trattati. L’unica rivista in qualche modo simile al “Monsieur” di cui tratta il pezzo, ma in versione femminile, era “La Gazette du Bon-Ton”, che presentava spesso abiti di Poiret, con illustrazioni di Barbier, Brunelleschi, Lepape, tra gli altri.

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